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Gargantua e Pantagruele (La vie de Gargantua et de Pantagruel) è una serie di cinque romanzi scritti da François Rabelais nella prima metà del Cinquecento. L’opera è una satira con un linguaggio semplice e vivace, a tratti triviale. Rabelais diede i primi due libri da pubblicare all’editore François Juste di Lione nel 1542, firmandosi con lo pseudonimo anagrammatico di Alcofribas Nasier.
Pantagruele gode liberamente delle gioie dell’esistenza e manifesta la propria vitalità sfrenata attraverso il riso. Rabelais nel prologo del romanzo, indirizzato ai lettori, scrive: “E, leggendo, non vi scandalizzate: / Qui non si trova male né infezione.[…] Meglio è di risa che di pianti scrivere, / Ché rider soprattutto è cosa umana”. La creatività e l’allegria di Pantagruele e dei suoi compagni di viaggio sono la rappresentazione comica dell’ottimismo umanistico sulla bontà della natura umana, rivalutata in tutti i suoi aspetti. Rabelais si pone contro l’ascetismo e il dogmatismo medievale, contro il tentativo di sopprimere gli istinti da parte delle religioni cattolica e protestante, contro le teorie e i procedimenti speculativi di teologi e filosofi. Lo scrittore esercita il suo pungente sarcasmo anche contro la tradizione culturale e i vizi del suo tempo, in vari àmbiti: politica, educazione, religione, cioè una cultura “universale”, ribelle a schemi ed imposizioni, la cui visione, anche pedagogica, è di matrice umanistica. L’ideale è quello di un uomo tollerante e libero, naturalmente buono, e la regola stabilita nell’Abbazia di Thelème (“Fa’ quello che vuoi”; cap. 52), riassume la fiduciosa e utopistica aspirazione umanistica alla libertà, contrapposta al dogmatismo della cultura ufficiale e alla censura del potere ecclesiastico e politico.
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