“Persa si dice la cera che lo scultore modella
fra due blocchi di terra refrattaria e che,
esposta al fuoco, si scioglie lasciando di sé soltanto un’impronta vuota.” Allo stesso modo
effimeri articoli di giornale possono acquisire
una solidità di pensiero e una straordinaria
coerenza di intenti, e gli scritti di Gesualdo
Bufalino qui raccolti lo dimostrano. Pubblicati
su vari quotidiani e riviste tra il 1982 e il 1985,
rivelano tra le righe il ritratto più credibile dello scrittore siciliano
e la sua lucida maturità di intellettuale moderno, nel quale i temi
della morte e dell’inesorabile scorrere del tempo si intrecciano
perfettamente con il modello 740: Cere perse si presenta quasi
come un’autobiografia romanzata, ironica e raffinata, nella quale
Bufalino mette a nudo se stesso e il proprio amore per la letteratura.
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