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Buonasera a tutti!
Vi presento il mio primo libro:
MA TU CHE LAVORO FAI? Storia di una partita iva ironica e divertita
SimplyBook Editore (2025)Recensione a cura del prof. Marco Giacchetto
Si tratta di un libro riuscito, capace di coniugare sincerità emotiva e rispetto per gli altri, struttura agile e profondità di contenutoLa lettura del libro di Galante ha rappresentato un’esperienza particolarmente efficace, innanzitutto per la struttura compositiva adottata dall’autrice.
L’opera si articola in capitoli brevi e conclusi – ciascuno dei quali costituisce un’unità narrativa autonoma – mantenendo tuttavia una coerenza complessiva che non disperde mai il filo del discorso. Questa scelta formale si è rivelata particolarmente funzionale per chi, come me, tende a una lettura rapida e concentrata. A differenza di quanto accade con romanzi dalla struttura più tradizionale, nei quali la sospensione della lettura richiede poi un faticoso recupero del contesto al momento della ripresa, la configurazione per unità brevi consente di interrompere e riprendere la lettura senza soluzione di continuità.
Tale caratteristica ha prodotto un effetto collaterale significativo: mi ha permesso di recuperare spazi di lettura sottratti all’uso – ultimamente eccessivo e poco appagante – del telefono cellulare. La possibilità di dedicare al libro tempi anche frammentati, ma pienamente fruibili, ha reso la lettura un’alternativa concreta e soddisfacente rispetto alla dispersione digitale.
Eppure, l’efficacia del libro non risiede soltanto nella struttura formale. Il testo è scritto con sincerità notevole, caratteristica che emerge dalla capacità dell’autrice di mettersi a nudo – operazione sempre complessa nella scrittura autobiografica – salvaguardando però la riservatezza delle persone che le stanno vicino.
Ciò vuol dire che Galante riesce a essere vera, talvolta persino intima, senza esporre marito, figlio o genitori a un’indebita invasione della loro sfera privata. Questo equilibrio tra sincerità personale e rispetto altrui non è affatto scontato. In secondo luogo, ho avvertito una prossimità particolare con l’esperienza raccontata, sia per la natura degli eventi narrati – vicini al mio vissuto personale – sia per il tono adottato.
L’umorismo dell’autrice risulta efficace senza cadere nella banalizzazione: la metafora dell’essere colpiti in faccia da un’arancina calda, per esempio, rende con precisione la violenza improvvisa di certe situazioni esistenziali, mantenendo però quella leggerezza necessaria a rendere sostenibile la narrazione del dolore.
Ad ogni modo, si tratta di un libro riuscito, capace di coniugare sincerità emotiva e rispetto per gli altri, struttura agile e profondità di contenuto.
