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Futuri. Intervista a Luca Magnano

Presentazione del libro e intervista all’autore

Racconti come finestre aperte sul futuro, o meglio su futuri possibili e impossibili. Un uomo si sveglia nel cuore della notte, perseguitato dalle interruzioni pubblicitarie che scandiscono la sua vita; un’auto costosa non basta a proteggere un uomo e sua figlia da una città che va in pezzi; in una scuola superiore le sparatorie sono entrate a far parte della quotidianità; in una valle devastata dal riscaldamento globale, si dà la caccia a una strega armata di antiche tecnologie; nel bel mezzo di una guerra civile, i morti rifiutano di essere morti… Futuri che ci assediano, preoccupano, spaventano… ma che lanciano un monito: guardare in faccia ciò che potrebbe accadere, serve a guardare in faccia il presente.

Citazione

Aveva impiegato mesi a trovare il posto giusto.
Il pendio era ripido, ma non tanto da impedire a una persona agile come lui di camminarci. La pendenza aveva impedito gli accumuli di catrame, di metalli pesanti, di tutte le altre cose che cadevano dal cielo. Non c’erano campi elettromagnetici tanto forti da condizionare la vegetazione. Certo, le carote che aveva seminato non avevano dato segni di vita, ma questo significava che almeno poteva mangiare i semi avanzati. Quando aveva scavato le prime patate e i tuberi dell’elianto aveva provato un sentimento indecifrabile, mai vissuto prima: come avere il mondo in mano, sapere di poter continuare a vivere. La terra che aveva scoperto, coltivato, fecondato coi suoi fluidi corporei gli dava da mangiare.

Come è nata l’idea di questo libro?

“Futuri” nasce per accumulo. Questi brevi racconti sono stati scritti nel corso degli ultimi anni a partire dalle suggestioni più varie: paesaggi urbani, fatti di cronaca, a volte sogni. Col tempo ho cominciato a vedere un filo conduttore che li legava e che ha permesso che diventassero un libro. Lo sguardo verso il futuro, o meglio verso i possibili futuri, è ciò che li accomuna, uno sguardo che non definirei aprioristicamente preoccupato né cinico, bensì aperto alla molteplicità.

A chi lo consiglieresti, in particolare?

Non credo che questo libro possa aggiungere granché allo sterminato immaginario fantascientifico, apocalittico e distopico che la nostra cultura ha prodotto negli ultimi decenni e continua a produrre sfruttando ogni possibile mezzo di comunicazione. Non lo consiglio pertanto specificamente agli amanti del genere, ma a tutti coloro che vogliono coltivare verso il futuro il tipo di sguardo a cui accennavo prima. Un giovane genitore, un anziano che vede crescere i suoi nipoti, uno studente… Il futuro è patrimonio di tutti, tutti hanno il diritto/dovere di immaginarlo. L’intento di questo libro non è comunicare qualcosa di specifico, bensì suscitare un movimento nel lettore, alimentare l’immaginario.

Dove e quando è stato scritto?

Ho scritto questi racconti perlopiù a Torino tra il 2019 e il 2024, con qualche eccezione: per esempio, “Il posto giusto” è stato scritto in Cilento nell’estate del 2023. Tuttavia non credo abbia particolare importanza, per questi racconti, rievocare la circostanza della prima stesura, in quanto il risultato finale è stato ottenuto attraverso una lunga serie di riletture e riscritture.

Quanto è stato difficile portarlo a termine?

Considerato che ho un lavoro a tempo pieno e sono papà di due meravigliosi bambini nati nel 2019 (Anna) e nel 2022 (Matteo), il difficile è stato trovare la concentrazione e il tempo necessari: la scrittura (e le riletture, e l’editing…) sono stati diluiti in lassi di tempo molto lunghi e portati avanti, in certi periodi, in modo pressoché occasionale.

La pianificazione ha avuto un ruolo importante?

Per questi racconti non ho svolto un particolare lavoro di pianificazione. Ciò che ha conferito al libro la sua struttura attuale è stato più che altro un riordinare a posteriori il materiale accumulato.

Quanto è stato lungo il lavoro di editing?

Per quanto riguarda il mio lavoro sui miei stessi racconti, è difficile dirlo, di certo l’editing ha preso molto più tempo del lavoro di stesura iniziale. Da quando la casa editrice mi ha annunciato che avrebbe pubblicato il libro all’uscita dello stesso è trascorso circa un anno, nel corso del quale sia io che la redazione di Montag, che ringrazio, ci siamo dedicati a rileggere e correggere.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Ritengo essere i grandi maestri del racconto italiano nel Novecento, in ordine sparso, Primo Levi, Cesare Pavese, Giuseppe Fenoglio, Dino Buzzati, Italo Calvino, Gianni Celati. Ci sono numerosi altri autori e autrici che amo e che ritengo possano avermi influenzato, tra cui annovero senz’altro Kafka, Lovecraft e Flannery O’Connor. Un autore con cui ho sentito una particolare convergenza è Cory Doctorow, ma la sua raccolta di racconti “Radicalized” quando la scrittura di “Futuri” era pressoché ultimata.

Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho scritto, tra il 2024 e il 2025, un breve romanzo distopico attualmente al vaglio di un editore, e negli ultimi mesi ho intrapreso uan serie di racconti analoghi a “Futuri” per stile e tematiche.

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