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Il sapore dei ravanelli. Intervista a Federica Antonelli

Presentazione del libro e intervista all’autrice

Ricoverata per un’appendicite, la ventunenne Mina si ritrova in una stanza d’ospedale a fare i conti con quel dolore lancinante che segna l’inizio di un intenso percorso interiore. In camera con lei c’è la signora Vichy, una donna misteriosa e affascinante, che trascorre il tempo intrecciando fili di lana e parole. Tra fitte all’addome, visite turbolente, ricordi e piccole scoperte quotidiane, Mina inizia a confrontarsi con la propria storia, le ferite familiari e i legami mai esplorati. Ogni giorno trascorso accanto alla signora Vichy, il viaggio all’interno di sé stessa diventa un percorso di guarigione sempre più profondo, dove memoria, immaginazione e realtà si intrecciano in modo sottile. Ma cosa accadrà quando i fili della vita reale e quelli dei ricordi si intrecceranno fino a sfumare i confini tra presente e passato?

Citazione

“Ho dovuto perdermi nel vuoto, ci sono stata costretta, non per tutti è una scelta”, disse con voce calma e ferma. “Una volta fatto il primo passo, occorre immergersi completamente nell’ignoto. Quello che conta è avere la possibilità di scoprire un po’ di più di noi”.

Come è nata l’idea di questo libro?

Ho voluto raccontare l’importanza degli incontri, spesso occasionali e non duraturi, che spostano l’asse della nostra vita, dei legami d’anima, che vanno oltre quelli di sangue o d’amore, e sottolineare come, il viaggio più importante di tutti – quello dentro sé stessi -, abbia come obiettivo il viagio stesso.

A chi lo consiglieresti, in particolare?

A coloro che sono alla ricerca di sé stessi e che stanno cercando un proprio posto nel mondo.

Dove e quando è stato scritto?

È stato scritto di sera, quando i rumori si assottigliano, le emozioni affiorano e la mente ha più tempo per tradurrei pensieri in parole.

Quanto è stato difficile portarlo a termine?

Questo libro rappresenta un viaggio non solo per chi lo legge, ma anche per me che l’ho scritto. Concluderlo è stato naturale, ad un certo punto i dubbi svaniscono e le consapevolezze prendono il sopravvento: allora capisci che sei arrivata alla fine della storia.

La pianificazione ha avuto un ruolo importante?

È una fase necessaria per ogni libro, non si può prescindere da una struttura che dia corpo e voce all’idea iniziale che, per quanto ottima, rischia di essere priva di sostegno e privata della sua forza.

Quanto è stato lungo il lavoro di editing?

Qualche settimana. Ho avuto modo di collaborare con una editor veramente molto brava che ha saputo intervenire con garbo e rispetto sul testo.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Sicuramente Raymond Carver, per il suo stile essenziale e a fuoco, ma poi anche Jane Austen per la capacità di tradurre le emozioni nella complessità delle relazioni. E poi Italo Calvino, un maestro assoluto, ma anche Daniel Pennac, Cervantes, Calderòn, Checov, e ce ne sono ancora tantissimi…

Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho altre idee che stanno iniziando ad assumere contorni interessanti, ma per ora sono solo idee…

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