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Buongiorno, desidero presentare il mio romanzo storico “Memorie di Annibale”, Edizioni della Goccia, 2026, in vendita su Amazon.
Nell’anno 865 di Roma, 14° di Traiano (112 d.C.), in un podere nei
pressi di Lybissa, in Bitinia (Anatolia nord-occidentale), luogo di
riunione di un gruppo di Cristiani rei di aver costituito una setta
illegale, viene ritrovata una cassa con sette cilindri che custodiscono altrettanti rotoli di pergamena: sono le memorie di Annibale, suicida proprio in quella località, trecento anni prima.
A decifrarle e commentarle è Gaio Cecilio Plinio Secondo detto il
Giovane, inviato nella provincia per risanare le finanze pubbliche
dissestate da corruzione e speculazioni.
Plinio è folgorato dalla scoperta e progetta di comporre l’opera
letteraria che finalmente gli avrebbe dato fama di grande scrittore. Procedendo nella lettura, Plinio intreccia un dialogo silenzioso con
Annibale, discutendo da avvocato e magistrato il lascito del Punico:
non l’orgogliosa rievocazione delle sue leggendarie imprese bensì un amaro bilancio di speranze e delusioni, e un accorato appello, quasi una guida per i posteri su come vincere Roma, il mostro insaziabile
che si nutre dei popoli distruggendone identità e libertà.Ragionando sulla storia e sul destino del mondo, Plinio medita sulla radicalità del pensiero di Annibale e, parallelamente, sulle esaltate
affermazioni che raccoglie dai Cristiani arrestati, cogliendo una
connessione, nella rivendicazione di una libertà assoluta, tra
l’ardente messaggio del Cartaginese e una possibile, futura minaccia alla pace di Roma, ben più pericolosa di un attacco armato. Infatti, l’auspicio di Annibale – una guerra spirituale combattuta da anonimi martiri in nome di un ideale più grande e potente dell’ideologia
mitico-giuridica su cui si fonda il dominio romano – sembra la via
percorsa dai Cristiani, che disprezzano e rifiutano l’esistente e si
votano al sacrificio di sé per ottenere la salvezza dal loro dio, atteso
in veste di giudice universale.
Dal confronto morale tra l’ultimo grande condottiero del mondo
ellenistico e l’intellettuale al servizio dello Stato imperiale emerge un affresco ricco di riferimenti all’epoca in cui Roma era il mondo e il
mondo era Roma. Un ordine civilizzatore da preservare o una
soffocante omologazione da cui liberarsi? Un dilemma, quello tra globalizzazione e identità, che si ripropone drammaticamente in tutta la storia dell’umanità, fino al nostro presente.
