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Il re addormentato. Intervista a Paolo Fumagalli

Presentazione del libro e intervista all’autore

La leggenda di Excalibur e della Tavola Rotonda vive di nuovo nelle avventure di un ragazzo coraggioso.
Nelle campagne dell’Inghilterra medievale, Elf sogna a occhi aperti ascoltando i racconti del nonno. Merlino, Excalibur, gesta eroiche e magia prendono vita e si mescolano alla realtà.
Quando il regno viene attaccato da terribili invasori, il ragazzo non ha dubbi: re Artù è l’unico capace di fermarli. La leggenda racconta che il mitico sovrano non sia morto, ma immerso in un sonno profondo. Guidato dalla speranza di poterlo svegliare, Elf parte alla ricerca della sua tomba perduta, accompagnato dal cane Bert.
Tra briganti, sortilegi e creature misteriose, dovrà affrontare non solo pericoli esterni, ma anche i propri dubbi. Saprà resistere alla tentazione di usare la magia per se stesso? Riuscirà a superare in astuzia la Dama del Lago? Solo giungendo al sepolcro del re potrà scoprire se la fantasia e le forze incantate sono davvero in grado di salvare l’Inghilterra.

Citazione

In quei giorni ombre scure attraversavano il cielo. Passavano davanti al sole nascondendone il disco splendente. Non erano nubi spinte dai venti sempre più freddi, ma stormi di sagome nere. Di tanto in tanto, chi era impegnato a spaccare legna, ad accudire il bestiame o ad andare a caccia, si accorgeva che la luce stava calando e, alzando lo sguardo, scorgeva il loro rapido passaggio. Si trattava di una cosa molto breve, questione solo di un attimo, e poi le piccole figure in volo si spostavano nell’azzurro pallido, lontane dal sole.
Elf le vide più di una volta, interrompendo il lavoro per un istante e sollevando la testa, e si domandò che cosa fossero. Si dirigevano sempre verso sud, quindi sembravano anatre selvatiche, rondini o altri uccelli migratori in volo per trovare climi più caldi. Ma ormai era tardi per quel tipo di viaggi, l’autunno era troppo inoltrato e rigido.
Decise di chiedere al nonno e Ulfric rispose semplicemente: «Sono corvi».
«Corvi che volano a sud?» esclamò lui, perplesso. Era abituato a vederli svolazzare sopra i campi e saltellare intorno alle capanne in cerca di cibo e non a osservarli in viaggio.
«Non vanno alla ricerca del caldo, ma dei banchetti offerti dai campi di battaglia.»

Come è nata l’idea di questo libro?

Volevo scrivere un libro che mi permettesse di dare nuove interpretazioni di temi e personaggi con cui ero cresciuto. Le storie legate ai cavalieri della Tavola Rotonda parevano offrire molti spunti interessanti per recuperare la tradizione e al tempo stesso modificarla profondamente. La trama ha iniziato a prendere forma nella mia mente quando ho ripensato a un elemento che avevo trovato nelle leggende sulla scomparsa di re Artù. Si trattava della diffusa credenza che il sovrano non fosse davvero morto ma giacesse addormentato in un luogo segreto e che fosse destinato a tornare in mezzo ai viventi per salvarli nel momento di maggior pericolo. Questo tema non è un’esclusiva delle storie di Camelot: l’attesa di un salvatore ultraterreno, nascosto in una montagna o una collina e immerso in un sonno incantato, è presente in molti racconti mitici e fiabe di diverse parti del mondo. Si tratta dunque di una figura universale che può essere modellata in numerosi modi particolari e questo è ciò che ho fatto anche io nel romanzo.

A chi lo consiglieresti, in particolare?

Ho scritto il romanzo ripensando a quando, da bambino, le leggende di re Artù e Merlino rappresentavano la mia avventura fantasy per eccellenza. Questo libro è un modo per provare di nuovo le emozioni di quei tempi e di quell’età e anche per questa ragione il protagonista è un ragazzo. Lo consiglio ai giovani lettori che vogliono scoprire o approfondire il mondo della Tavola Rotonda ma anche agli adulti che non hanno dimenticato i sogni dell’infanzia.

Quanto è stato difficile portarlo a termine?

Non molto, è uno dei romanzi che ho scritto più rapidamente, senza momenti in cui mi sono bloccato o in cui ho dovuto modificare la trama. La storia e i personaggi sono rimasti quelli che avevo progettato all’inizio, anche se si sono arricchiti di molti dettagli durante la stesura. Poi, come faccio sempre, ci sono state riletture e correzioni, il solito lungo e duro lavoro per arrivare alla pubblicazione. Ma portare a termine la prima stesura non mi ha dato problemi.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?

È difficile dirlo, ho avuto influenze davvero numerose e disparate. Sono sempre stato attratto da leggende, fiabe, racconti mitologici, libri horror, romanzi fantasy e così via. Da adolescente ho scoperto Edgar Allan Poe e H. P. Lovecraft e sono ancora entusiasta delle loro opere, in campo misterioso e fantastico restano i miei due scrittori preferiti. Ho letto anche tanti classici e una buona quantità di poesia, sia durante il percorso che mi ha portato a laurearmi in Lettere sia per interesse personale. Nella stesura di “Il re addormentato”, ovviamente il riferimento principale sono state le storie su re Artù e i suoi cavalieri.

Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Prima di tutto concentrarmi sulla promozione di “Il re addormentato”, uscito all’inizio di dicembre del 2025 e dunque in cima alle mie priorità. Inoltre continuo a impegnarmi per far conoscere a sempre più lettori “Un anno senza estate”, un romanzo pubblicato nel 2024 ma a cui sono ancora legatissimo. I giudizi positivi da parte di chi l’ha letto e il fatto che a settembre del 2025 sia stato onorato con un primo posto nel premio internazionale “Lord Byron Porto Venere Golfo dei Poeti” mi hanno dimostrato che è ancora un libro molto vitale, con parecchie potenzialità.
Inoltre voglio continuare a scrivere storie che siano emozionanti per me e il pubblico.

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