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Un anno senza estate. Intervista a Paola Fumagalli

Presentazione del libro e intervista all’autrice

1816, l’anno senza estate. Sul lago di Ginevra Mary Shelley, sua sorella Claire e il poeta Percy, hanno l’occasione di trascorrere una stagione in compagnia di Lord Byron e di John Polidori. In una cornice di stampo gotico, nell’anno in cui vento e maltempo impediscono all’estate di arrivare, il gruppo dà vita a intrecci di amicizie e amori destinati a segnare la storia della letteratura.
Attraverso le pagine del suo diario, e la fantasia dell’autore Paolo Fumagalli, Mary racconta le giornate sospese tra piogge insistenti e sprazzi di sole, le cupe serate passate a Villa Diodati discutendo dei misteri della vita e della morte e le passeggiate immerse in un’atmosfera misteriosa da dipinto romantico. Affascinata dal brillante e spregiudicato Byron, attinge a piene mani da quell’ambiente in cui si respira estasi letteraria e un’ombra soprannaturale. È sullo sfondo della villa e del lago che Mary compie i primi passi per diventare una vera scrittrice, trovando l’ispirazione per il nucleo della storia dello scienziato-stregone che crea un essere contro natura che rimarrà nella storia e diventerà noto con il nome di Frankenstein.
Mentre il tempo inclemente riempie la fantasia di pensieri oscuri, Mary esplora sogni e visioni. Senza lasciarsi frenare dai pregiudizi e dalle ipocrisie della società, si immerge negli anfratti oscuri dell’animo umano, nel dolore della perdita, nel carisma di individui eccezionali, nella potenza travolgente dell’arte e della letteratura. In questa ricerca coraggiosa e incessante si imbatte in Victor, un pittore solitario. Nel palpitare di forze naturali e spirituali che sembrano dare vita ai paesaggi sublimi che Mary tanto ammira nei suoi quadri, ella viene spinta a scoprire l’animo appassionato dell’artista misterioso e a rivelarne i sorprendenti segreti. Segreti che segneranno per sempre il suo cuore, il suo animo e la sua mente.

Citazione

Lord Byron aveva appena finito di parlare, quando un fulmine ha infranto l’oscurità con una striscia crepitante, cancellando per un momento il chiarore giallo della nostra lanterna. La luce azzurrina ha stampato l’immagine del poeta nella sera immobile e cupa, accendendo nei suoi occhi un bagliore sinistro, scivolando sulla pelle del viso come una sfumatura giunta dalle stelle o da altri luoghi remoti del nostro universo. In quel momento l’uomo ha acquistato l’aspetto di una creatura della notte, tanto fredda e lunare quanto misteriosamente attraente. Ho sentito un brivido stando al suo fianco, un brivido mai provato in compagnia di Percy, forse simile al fremito che turba le falene e fa nascere in loro il desiderio di spingersi nel cuore di una fiamma.

Come è nata l’idea di questo libro?

Tutto è partito dall’interesse per le circostanze in cui era stato creato Frankenstein. Ero ancora un adolescente quando mi imbattei per la prima volta in un resoconto sulle serate a Villa Diodati, sull’incontro tra gli Shelley e Lord Byron, sulle atmosfere gotiche e cupe che ispirarono Mary per il suo libro… Era una situazione che mi affascinava e molti anni dopo mi capitò di ripensarci, di approfondire comprendendo meglio i personaggi coinvolti e le opere che nacquero in quell’occasione. A quel punto mi resi conto che mi sarebbe piaciuto raccontare la straordinaria estate del 1816 a modo mio, mischiando ricostruzione storica e immaginazione, biografia e romanzo.Tutto è partito dall’interesse per le circostanze in cui era stato creato Frankenstein. Ero ancora un adolescente quando mi imbattei per la prima volta in un resoconto sulle serate a Villa Diodati, sull’incontro tra gli Shelley e Lord Byron, sulle atmosfere gotiche e cupe che ispirarono Mary per il suo libro… Era una situazione che mi affascinava e molti anni dopo mi capitò di ripensarci, di approfondire comprendendo meglio i personaggi coinvolti e le opere che nacquero in quell’occasione. A quel punto mi resi conto che mi sarebbe piaciuto raccontare la straordinaria estate del 1816 a modo mio, mischiando ricostruzione storica e immaginazione, biografia e romanzo.

A chi lo consiglieresti, in particolare?

Al pubblico che ama la letteratura, i romanzi storici, la cultura gotica e romantica, i ritratti approfonditi di personalità straordinarie, le riflessioni sulla creazione artistica, le atmosfere misteriose, le narrazioni fatte in prima persona sotto forma di diario.

Quanto è stato difficile portarlo a termine?

All’inizio ero un po’ dubbioso, non ero sicuro di poter scrivere un intero romanzo nella forma di un diario tenuto da una giovane donna inglese di inizio Ottocento. Era una bella sfida, ma nei miei libri precedenti mi era già capitato di dare molto spazio a personaggi femminili, quindi speravo di riuscire a fare un passo ulteriore. Inoltre Mary era una figura affascinante, che ormai conoscevo bene grazie alla lettura di articoli e biografie, che sentivo vicina perché era una lettrice appassionata e una scrittrice alla ricerca di un’occasione per dimostrare il proprio valore. Ho imparato a gestire la cosa in modo stimolante: le affinità tra noi due mi permettevano di raccontare la storia con empatia e trasporto emotivo, ma le differenze mi aiutavano ad averne una visione particolare, a darle un taglio originale. Credo che nel corso della stesura la difficoltà sia diventata un punto di forza.

La pianificazione ha avuto un ruolo importante?

Molto importante. Io non scrivo mai alla cieca, prima di cominciare la stesura cerco sempre di avere una trama abbastanza definita, anche se poi possono verificarsi molti cambiamenti e aggiunte. In questo caso, durante la preparazione c’è stato anche un lungo lavoro di raccolta di informazioni attraverso la lettura di biografie, saggi storici e studi letterari. All’inizio avevo pensato di partire dall’estate del 1816 e di proseguire anche oltre, fino al momento in cui la morte di Percy Shelley avrebbe lasciato Mary vedova. Avevo un’idea per riallacciare quella parte della sua vita agli eventi legati a Villa Diodati. Invece poi mi sono accorto che non volevo farlo davvero, che il mio interesse si concentrava soprattutto sul periodo della vacanza in Svizzera, cioè sui giorni in cui gli Shelley conobbero Byron e in cui Mary creò la storia che le avrebbe permesso di diventare una scrittrice. Quindi è stato importante anche pianificare e riadattare i miei progetti in un secondo momento, quando ho stabilito di limitare il romanzo ai pochi mesi centrali del 1816.

Quanto è stato lungo il lavoro di editing?

Il lavoro di editing in senso stretto non è stato più lungo di altre volte. Ci sono state varie riletture e correzioni da parte mia, tanti interventi fatti insieme all’editor della casa editrice per limare la forma e rendere nel modo migliore qualche aspetto dei personaggi e dei loro rapporti, ma non cambiamenti radicali. Tuttavia tra il momento della prima stesura e quello della pubblicazione sono passati quasi otto anni, dunque questo romanzo, ancor prima di arrivare alla fase dell’editing, è passato attraverso modifiche, approfondimenti, intuizioni per sistemare qualche elemento in modo più convincente. In questo senso è stato sottoposto a un lavoro più lungo e intenso di ogni altro libro che ho pubblicato finora.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?

È difficile dirlo, ho avuto influenze davvero numerose e disparate. Sono sempre stato attratto da leggende, fiabe, racconti mitologici, libri horror, romanzi fantasy e così via. Da adolescente ho scoperto Edgar Allan Poe e H. P. Lovecraft e sono ancora entusiasta delle loro opere, in campo misterioso e fantastico restano i miei due scrittori preferiti. Ho letto anche tanti classici e una buona quantità di poesia, sia durante il percorso che mi ha portato a laurearmi in Lettere sia per interesse personale. Nella stesura di “Un anno senza estate”, ovviamente gli artisti di riferimento principali sono stati quelli dell’ambito gotico e romantico.

Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Innanzitutto continuare a fare promozione a “Un anno senza estate”, per farlo conoscere ai lettori. È stato pubblicato nel 2024 ma mi piacerebbe fosse scoperto ancora da tante persone, e il fatto che recentemente sia stato onorato con l’assegnazione di un primo posto nel premio internazionale “Lord Byron Porto Venere Golfo dei Poeti” mi ha dimostrato che è ancora un libro molto vitale, con parecchie potenzialità.
Inoltre voglio continuare a scrivere storie che siano emozionanti per me e i miei lettori.

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