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Internet Ha Ucciso il Rock II. Intervista a Giancarlo Caracciolo

Presentazione del libro e intervista all’autore

Joe lavora al Whisky a Go Go, tempio della vita notturna di Hollywood. Samantha è una riot grrrl e con la sua band decide di sfidare i pregiudizi della società. Shou è disposto a passare un’intera notte sotto il cielo di Tokyo per poter acquistare un disco nel giorno d’uscita alla Tower Records. Cinque anni dopo Internet ha ucciso il rock, altri undici microcosmi narrativi, intervallati da altrettanti momenti divulgativi, mostrano due modi opposti di concepire la musica: il suo consumo rapido sui servizi di streaming, tra software in grado di falsificare i dati e classifiche scalate a colpi di algoritmo, e l’ascolto lento su supporto fisico, con il quale si crea un legame che può cambiare il corso dell’esistenza. Che sia da soli nella propria stanza o insieme a un concerto, il rock tende a mantenere una componente fisica imprescindibile. Ma in quanti, nell’era del tutto e subito, saranno disposti a rinunciare alle comodità gratuite del web pur di salvare questo straordinario genere musicale?

Citazione

“Il tricolore messicano che orna alcuni cartelloni pubblicitari è ormai alle spalle, sostituito dai luccichii dorati della città americana. Howard abbassa il volume della radio californiana, la prima recepita dalle nuove frequenze, che trasmette Dollar Bill degli Screaming Trees. L’auto scorre via sotto le parole di Mark Lanegan”: «Trying to make it easy on you / Trying to make it better / make it easier on you / It’s all I came to do, oh».

Come è nata l’idea di questo libro?

Si tratta del sequel del precedente volume, ma a differenza da quanto scritto in precedenza, con Internet Ha Ucciso Il Rock II ho preferito entrare nel merito di questioni cruciali: quanto ci è costato superare determinati canoni? Le etichette discografiche come hanno gestito la liberalizzazione della musica? È davvero figo avere tutto tra le mani ed essere passati da ascoltatori a consumatori di musica? Credo che far riflettere su questi e su altri temi in maniera ancora più dettagliata rispetto a quanto scritto in precedenza, sia stato alla base del grande consenso ottenuto da questo sequel, in particolare per conto di giornalisti, professori e persone del network della musica, come Red Canzian dei Pooh: che soddisfazione è stata sentirgli dire di essere più che d’accordo con i contenuti di questo testo!? Una sensazione indecifrabile!

A chi lo consiglieresti, in particolare?

Si parla di società, non solo di musica o di rock.
In questo testo, Internet viene messo sotto la lente di ingrandimento innanzitutto come modo di pensare, prima ancora che come insieme dei mondi virtuali che lo plasmano, ormai giorno dopo giorno.
È un qualcosa che riguarda tutti, dagli appassionati nostalgici degli Iron Maiden che si chiedono come mai il pubblico della “heavy music” è sempre più in via di estinzione, a chi consuma musica in maniera inconsapevole, magari senza chiedersi il perché del dilagare della “fast music”; quindi credo davvero sia alla portata di tutti… E poi c’è pane per i denti dei curiosoni, quelli che hanno capito che nessuno regala niente, ai tempi del tutto-subito e gratis.
Insomma, per chi non è convinto delle mie valutazioni, ci sono sempre 11 narrazioni locate nello spazio e nel tempo, quelle che a me servono per spiegare un certo stato delle cose, ma che qualcuno può decidere di godersi come semplici momenti narrativi.
Si può essere più inclusivi di così!?

Dove e quando è stato scritto?

È stato scritto in Puglia nell’arco di meno di un anno, tra il 2022 e il 2023. Qualche capitolo è stato scritto di fronte al mare, i più attenti lo potranno notare! Credo ci sia molto più “mare” in questo testo che nel precedente.

Quanto è stato difficile portarlo a termine?

A differenza di quanto realizzato col primo volume e con un saggio dedicato ai Muse (Simulation Of Muse – oltre la realtà), a questo giro si sommavano nozioni dopo nozioni.
Sono arrivato in prossimità della pubblicazione che avrei voluto inserire ulteriore materiale.
L’unico rammarico forse, è stato quello di non essere riuscito ad inserire ulteriori informazioni sul caso Tidal che interessó volti noti della musica. Conservo con me del materiale di cui farò sicuramente tesoro.

La pianificazione ha avuto un ruolo importante?

Francamente no. Anzi, per questa nuova pubblicazione ho avuto la fortuna di godere di carta bianca per conto del mio editore (Les Flâneurs Edizioni) e della mia ghostwriter Arianna Caprioli, che non smetterò mai di ringraziare pubblicamente. C’è stato un clima di grande fiducia, favorito dai buoni responsi del passato.

Quanto è stato lungo il lavoro di editing?

In questo caso è stato corposo, a dir poco. Come detto sono sopraggiunte situazioni, nozioni e interviste, come quella rilasciata cordialmente dal Giappone per conto della Tower Records di Tokyo, ed è stato tutto entusiasmante, ma allo stesso tempo complesso da gestire… E poi i racconti. Quando scrivi delle storie narrate in spazi e tempi lontani, rischi che qualcosa ti sfugga di mano, l’errore è dietro l’angolo, ad esempio: cosa può ascoltare un giovane appassionato di rock in una barca smarrita al largo delle isole Falkland nel pieno della guerra tra argentini ed inglesi? Ripenso a queste cose e penso che… non so se rifarei tutto da capo!

Quali sono i tuoi autori di riferimento?

In linea di massima tutti quelli che hanno qualcosa da dirmi e da cui posso attingere per quanto ritengo rilevante per le idee su cui si fondano i due volumi di Internet Ha Ucciso Il Rock.
Quindi, da Joel Mclver a Jeff Blue, passando dal buon vecchio Bruce Dickinson, l’ultimo autore del mondo della musica che sto sfogliando in questo periodo. E poi c’è tutto il resto: in questi giorni sto sfogliando Cicerone, molto attuale nei tempi della saturazione della comunicazione.

Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non so se ci sarà un volume III di questa saga. Di sicuro mi sta riempiendo di soddisfazioni, perché se qualcuno acquista i tuoi saggi a distanza di 7/8 anni dalla pubblicazione, vuol dire che c’è qualcosa che ha toccato le persone, al di là del piacere di approfondire gli argomenti con una esperienza narrativa, che sta alla chiave della leggerezza dei testi.
Nel frattempo, mi occupo di editing e ghostwriting per un progetto editoriale (KIT – Keep In Touch) cura dell’azienda TP Italia, un modo sicuramente differente di vivere la scrittura, e diversamente entusiasmante.
Detto ciò, tornando ai progetti personali, ci sarebbe perfino un quarto testo già completato e approvato in prima battuta dall’editore, che meriterebbe di essere ripreso e portato in pubblicazione.
Per il resto, qualcosa di nuovo in cantiere c’è, ma è ancora presto per parlarne… Vedremo!

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